Campagne WhatsApp ed email per le aziende: cosa si può mandare, con quale consenso e quanto costa
12 ottobre 2026 9 minuti di lettura
Puoi scrivere ai tuoi clienti per offerte, richiami e auguri, su WhatsApp e per email, solo se hanno accettato di riceverli. Su WhatsApp lo chiedono insieme la policy di Meta e la legge italiana, senza eccezioni. Per l’email ce n’è una stretta: a chi ha già comprato da te puoi proporre servizi analoghi anche senza consenso, se lo hai informato e se può dire di no a ogni invio.
Poi vengono il costo e la misura. Su WhatsApp un’offerta parte solo dentro un modello marketing approvato da Meta, e si paga a ogni consegna. L’email non ha un costo a messaggio fissato da Meta, ma vuole un modo semplice per disiscriversi e un mittente riconoscibile. E su WhatsApp i blocchi di chi non voleva il messaggio pesano sul numero da cui partono anche i promemoria.
Cosa conta come campagna per Meta
Fuori dalle ventiquattro ore che si aprono quando un cliente ti scrive, su WhatsApp si mandano solo modelli: testi preparati prima e approvati da Meta, con una revisione che può durare fino a ventiquattro ore. Delle tre categorie, servizio, autenticazione e marketing, l’ultima comprende quello che serve a vendere, a far tornare il cliente o a tenere vivo il rapporto. Per un’azienda che lavora su appuntamento vuol dire:
- un’offerta su un trattamento o su un pacchetto, con o senza codice sconto
- il richiamo a chi non viene da un po’, quando lo invita a prenotare, anche se è stato il cliente a chiederlo
- gli auguri di compleanno, che Meta porta proprio come esempio
- un promemoria con dentro uno sconto, perché un testo misto conta come marketing
Se un messaggio invoglia a comprare o a prenotare, per Meta è marketing. E la categoria la decide Meta: dal 9 aprile 2025 un testo promozionale presentato come servizio viene approvato come marketing.
Il consenso su WhatsApp: due regole che si sommano
La prima è di Meta. La sua policy per le aziende dice che puoi scrivere a una persona solo se ti ha dato il numero e ti ha confermato di voler ricevere i tuoi messaggi: è quello che Meta chiama opt-in. Il modo di raccoglierlo lo scegli tu, ma deve essere chiaro che la persona sta accettando, e deve comparire il nome dell’azienda.
La seconda è italiana. L’articolo 130 del Codice privacy permette le comunicazioni commerciali fatte con mezzi automatici, fra cui email, SMS e messaggi «di altro tipo», solo con il consenso di chi le riceve, e il Garante ha scritto già nel 2013 che vale anche per WhatsApp. E vuole che quel consenso sia libero, informato, specifico e documentato. Sul modulo vuol dire:
- la casella non è già spuntata
- chi dice no prenota lo stesso
- c’è il nome dell’azienda, e il tipo di messaggi che manderai
- restano la data e chi ha raccolto il consenso, e una revoca viene rispettata
Su WhatsApp l’eccezione per chi è già cliente non esiste: per un’offerta serve il consenso, anche se quella persona viene da te da anni.
Quanti messaggi può ricevere una persona
Meta ha un limite ai messaggi marketing che una persona riceve da tutte le aziende, tarato su quanto quella persona li legge. In Italia oggi non si applica: non è attivo per numeri aziendali e destinatari dello Spazio economico europeo, del Regno Unito, del Giappone e della Corea del Sud. Meta precisa «al momento», quindi va ricontrollato.
Vale invece la scelta del cliente. Nelle impostazioni di WhatsApp ognuno può dire quanto gli interessano le offerte di un’azienda, e fermarle del tutto: da quel momento i modelli marketing di quell’azienda non gli vengono più consegnati.
Cosa succede al numero se i clienti bloccano o segnalano
Chi riceve può bloccare o segnalare l’azienda, e la policy di Meta prevede che in base a queste reazioni i suoi sistemi limitino quanti messaggi l’azienda può mandare. La qualità si misura sugli ultimi sette giorni, e conta blocchi, segnalazioni, chat silenziate o archiviate.
Anche ogni modello ha il suo voto. Se scende alla qualità più bassa si ferma da solo: tre ore la prima volta, sei la seconda, e alla terza viene disattivato. All’inizio la pausa tocca il modello e non il numero, ma Meta avverte che chi continua a mandare modelli scadenti può vedere colpito anche quello.
Per un’azienda che lavora su appuntamento è lo stesso numero da cui partono conferme e promemoria. Una campagna mandata a chi non la voleva si paga anche lì.
Quanto costa una campagna su WhatsApp
Un modello marketing si paga a ogni consegna, anche se il cliente ti ha scritto un’ora prima: dentro la finestra di ventiquattro ore Meta regala i modelli di servizio, non quelli di marketing, e sul marketing non fa sconti a volume. L’unica eccezione riguarda chi ti scrive da un’inserzione o da una Pagina Facebook con il pulsante WhatsApp: se rispondi entro un giorno, per settantadue ore non si paga.
Quello che WhatsApp fa pagare per i messaggi lo fattura Meta direttamente all’azienda: non passa da noi e non ci mettiamo sopra un ricarico.
Le tariffe cambiano per paese e nel tempo: il conto per esteso sta nella guida sui costi dei messaggi WhatsApp. Prima di una campagna conta sapere quante persone la riceveranno, e quindi quanto costerà.
Email: il consenso, e l’eccezione per chi ha già comprato
Anche per l’email si parte dal consenso: l’articolo 130 nomina la posta elettronica fra i mezzi che lo richiedono. La differenza sta nel comma 4, quello che il Garante chiama «soft spam» e che nel 2024 ha ribadito valere «esclusivamente tramite e-mail». A chi ti ha lasciato l’email comprando da te puoi proporre servizi tuoi analoghi senza chiedergli il consenso, se ci sono tutte queste condizioni:
- l’indirizzo è arrivato con un acquisto vero: il Garante, richiamando la Cassazione, chiede un contratto concluso e pagato, non un tentativo
- l’offerta riguarda servizi analoghi a quelli comprati
- il cliente è stato informato quando ha lasciato l’indirizzo e non ha detto no, nemmeno prima: per il Garante un rifiuto del marketing già espresso non si aggira
- ogni email ricorda che può opporsi quando vuole, in modo semplice e gratuito
La legge non elenca cosa sia un servizio «analogo». Se l’offerta è molto diversa da quello che il cliente ha comprato, la strada prudente è chiedere il consenso, o un parere a chi segue la privacy della tua azienda.
Il link per disiscriversi, e da quale indirizzo scrivere
Ogni email promozionale deve dire chi la manda e dare un recapito per esercitare i propri diritti: il comma 5 dell’articolo 130 vieta gli invii che nascondono il mittente o non lo danno. Il Garante vuole anche che revocare il consenso sia facile quanto darlo, ed è il lavoro che fa un link in fondo a ogni messaggio.
Poi c’è il mittente. Google chiede a chi scrive verso Gmail di autenticare il dominio da cui manda, e a chi supera le cinquemila email al giorno anche la disiscrizione con un clic. Avverte poi che i messaggi spediti da un servizio con un mittente Gmail finiscono in quarantena. Per questo conviene scrivere dal dominio della tua azienda, come info@nomeazienda.it.
WhatsApp o email, e come non stancare i clienti
WhatsApp va bene per un messaggio corto che chiede una risposta, come un’offerta della settimana o un richiamo: ogni consegna si paga e ogni blocco pesa sul numero dei promemoria, quindi conviene usarlo poco e solo con chi ha detto sì. L’email regge i contenuti lunghi, come le novità della stagione, e non ha un costo a messaggio fissato da Meta.
Per non stancare servono due abitudini. La prima è scegliere a chi scrivere: un’offerta sulla colorazione a chi la fa, un richiamo a chi non viene da tre mesi, perché è Meta stessa a collegare i blocchi ai messaggi non attesi. La seconda è misurare: dopo ogni invio guarda quanti destinatari hanno prenotato nei giorni seguenti, e quanti hanno bloccato o si sono disiscritti.
In Toomynd, dal piano Pro, puoi già scrivere a un gruppo di clienti scelti con i filtri della rubrica: chi non ha dato il consenso viene escluso in automatico, e prima dell’invio vedi quante persone sono e quanto costa. Toomynd è Tech Provider verificato da Meta da ottobre 2026: colleghi il numero WhatsApp della tua azienda, e i messaggi partono con il suo nome. I moduli Email marketing e WhatsApp marketing sono in arrivo.
Dove l’abbiamo verificato
- WhatsApp Business Messaging Policy, aggiornata da Meta il 23/09/2026: consenso, richieste di smettere, blocchi e segnalazioni (letta il 12/10/2026)
- Meta for Developers: come raccogliere il consenso per WhatsApp
- Meta for Developers: le categorie dei modelli e cosa conta come marketing
- Meta for Developers: la revisione dei modelli
- Meta for Developers: il limite per persona dei messaggi marketing, e i paesi dove non è attivo
- Meta for Developers: i modelli marketing e la scelta del cliente di fermare le offerte
- Meta for Developers: la qualità dei messaggi e la finestra di ventiquattro ore
- Meta for Developers: la pausa dei modelli di bassa qualità
- Meta for Developers: prezzi dei messaggi
- Normattiva: articolo 130 del Codice privacy, comunicazioni indesiderate
- Garante privacy: linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam, 4 luglio 2013
- Garante privacy: provvedimento del 17 luglio 2024 sul «soft spam» via email
- Garante privacy: provvedimento del 22 febbraio 2024, la prova del consenso secondo il GDPR
- Google: linee guida per chi invia email ad account Gmail
Verificato il 12 ottobre 2026. Le regole di Meta si ricontrollano ogni sei mesi.
Le domande che arrivano su questo
Posso mandare offerte su WhatsApp a tutti i miei clienti?
Solo a quelli che hanno accettato di riceverle. Lo chiede la policy di Meta, e in Italia le comunicazioni commerciali via WhatsApp vogliono il consenso preventivo.
Essere tuo cliente da anni non basta: l’eccezione per chi ha già comprato vale solo per l’email.
Il consenso dato per i promemoria vale anche per le offerte?
No. Per il Garante il consenso si chiede per ogni finalità, e il marketing è una finalità a sé. Anche Meta consiglia un permesso per ogni categoria di messaggi.
Conviene che sul modulo ci siano due scelte distinte: una per i messaggi sull’appuntamento, una per offerte e novità.
Posso chiedere il consenso con un primo messaggio su WhatsApp?
Non con un messaggio promozionale. Il Garante scrive che non è lecito chiedere il consenso con il primo messaggio promozionale, né metterlo in regola offrendo di opporsi agli invii successivi.
Il consenso si raccoglie prima: sulla pagina di prenotazione, su un modulo di carta, per telefono.
Quanto spesso posso scrivere?
Una cifra fissa non c’è, né nella legge né nelle regole di Meta. Meta consiglia di non mandare troppi messaggi al giorno, e misura la qualità del numero sulle reazioni degli ultimi sette giorni.
Se dopo un invio crescono blocchi o disiscrizioni, stai scrivendo troppo spesso o alle persone sbagliate.
Serve il doppio consenso?
Non è un obbligo. Il Garante lo indica come un sistema utile: una email che chiede di confermare l’iscrizione con un clic.
L’obbligo è un altro: il regolamento europeo chiede di saper dimostrare il consenso, quindi tieni traccia di quando è stato dato e di chi lo ha raccolto.
Gli auguri di compleanno sono marketing?
Per Meta sì: un messaggio di auguri è proprio uno dei suoi esempi di modello marketing, e si paga come un’offerta.
Se dentro c’è uno sconto o un invito a prenotare, trattalo come un’offerta anche sul consenso.
Un cliente ha chiesto di non ricevere più niente. Cosa devo fare?
Toglierlo subito dalle liste di tutti i canali da cui gli mandavi offerte. La policy di Meta chiede di rispettare ogni richiesta di smettere, fatta su WhatsApp o fuori.
Annota la data: se un giorno qualcuno la chiede, è la prova che l’hai rispettata.